8 marzo 2007

8 marzo, la giornata internazionale della donna



(foto da www.comune.modena.it)

L'otto marzo è, come tutti sapete, la giornata internazionale delle donne. Vi invitiamo a leggere il post di Chiodo Schiaccia Chiodo e questo articolo sulle origini di questa giornata e su come si festeggia oggi in Italia (le mimose che vengono regalate alle donne e il modo in cui alcune ragazze italiane commemorano questa giornata...). Ci è sembrato anche molto interessante ricordarne non solo le origini, ma anche il senso. Perciò, vi riportiamo alcune notizie che abbiamo letto sul sito di Amnesty International :

La violenza sulle donne è un cancro che divora il cuore di ogni società, in ogni paese del mondo. Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, le donne subiscono atrocità semplicemente per il fatto di essere donne. A milioni vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, private del diritto all’esistenza stessa. Almeno una donna su tre, nel corso della propria vita, ha subito gravi forme di violenza.

La violenza colpisce in più modi le donne nei conflitti armati: le bambine soldato sono regolarmente stuprate dai propri commilitoni; le donne e le bambine estranee ai combattimenti vengono mutilate, stuprate e uccise come si trattasse di trofei di guerra; il rientro dei soldati nelle proprie case produce un ulteriore aumento della violenza domestica.
Milioni di donne sono sottoposte a violenza domestica da parte dei propri compagni e familiari, la vergogna e il timore le inducono a non denunciare l’accaduto e, quando trovano questa forza, raramente vengono prese sul serio. Il fenomeno è diffuso ovunque, Europa compresa.

In questo sito abbiamo conosciuto questa iniziativa, la proiezione del film Aspettando Bordertown a Roma, alla Casa del Cinema (largo M. Mastroianni 1, a partire dalle 10).

“Bordertown”, presentato al recente Film Festival di Berlino, in uscita in Italia il 23 marzo col patrocinio di Amnesty International, racconta 14 anni di omicidi seriali di donne nello Stato messicano di Chihuahua. La protagonista, Jennifer Lopez, cui Amnesty International ha conferito quest’anno il proprio premio “Artists for Amnesty”, è una giornalista che indaga su questi delitti irrisolti.

Dal 1993, più di 400 donne sono state barbaramente assassinate a Ciudad Juárez e in altre città dello Stato messicano di Chihuahua. Le indagini locali sono risultate profondamente inadeguate, tra depistaggi, colpevoli ritardi, mancato transennamento e protezione della scena del delitto e falsificazione delle prove.

E poi...

Ricordate la pubblicità di Dolce e Gabbana che è stata ritirata in Spagna? Anche su questo parla il sito di Amnesty:

La Sezione Italiana di Amnesty International ha duramente criticato la nuova campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana, presentata in questi giorni anche in Italia.
La campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana presente sui mezzi d'informazione rischia di rappresentare un'apologia dell'uso della violenza nei confronti delle donne ed è un contributo veramente inaccettabile dei due stilisti italiani alla vigilia della Giornata internazionale della donna. L’associazione auspica che, come recentemente successo in Spagna, sia ritirata al più presto.
Dal 2004, Amnesty International conduce la campagna mondiale "Mai più violenza sulle donne", per denunciare e fermare un fenomeno che colpisce, in molti paesi, due donne su tre e da cui l'Italia non è affatto immune, come denunciato dall'ultimo rapporto Istat. Il diritto delle donne a vivere libere dall'incubo della violenza ha bisogno di tutto meno che di immagini come quelle di Dolce e Gabbana.

2 commenti:

Maria ha detto...

Ciao Xelo. Volevo farti i complimenti per il tuo blog. Mi hanno detto che devi lavorare sola e so che non è facile. Mi piace molto quello che scrivi e il post sull'otto marzo è molto bello. Non ti visito spesso solo per mancanza di tempo, ma ti ho nella lista dei favoriti. Tanti auguri, come donna, per questa bella festa e per il tuo straordinario lavoro.

Xelo ha detto...

Grazie tante, sei troppo gentile. Auguri anche a te.